Il Resuscita-Post

Diamo una seconda chance a post vecchi e ormai dimenticati, ripescati a caso dall'archivio del blog.

Facciamoli rivivere!



Gli Orribili Terroristi Alieni Venuti dall'Etere Assurdo

Like it were Antani

Dizionario minimo Hardla-Italiano, parte 1

Alle Cappe

STIAMO LAVORANDO PER VOI, e per noi naturalmente. Le nuove Cappe riapriranno il prima possibile in una nuova sede, in Vico del Dragone, a due passi da Porta Soprana. Sempre che si finiscano i lavori.

LeAntiche Cappe Rosse sono il circolo ARCI più bello del mondo, o almeno di Genova, vabbé sicuramente di Vico del Dragone. Ma anche lì non ci metto la mano sul fuoco.

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nube che corre - un blog genoano

blog di merda


martedì, 31 agosto 2004 - 10:51

Farenheit 6--

Era dal festival di Cannes che aspettavo l'uscita di questo film, e ora finalmente ne posso parlare. Giudizio breve: speravo fosse migliore. Giudizio lungo: è chiaramente destinato a un pubblico americano, con lo scopo neppure troppo nascosto, di influenzare il voto delle prossime presidenziali. Insomma, è il solito Micheal Moore, fazioso e pasticcione. Tanti temi interessanti, molti spunti brillanti e ironici, ma trattati in modo confuso e contraddittorio. Per certi aspetti è un passo indietro rispetto al fortunato 'Bowling a Columbine'.
Non c'è un vero filo logico che unisce la narrazione, è il sig. Moore che parla a ruota libera, facendo intuire la propria opinione su molti argomenti, ma evita accuratamente di raccontarci le conclusioni a cui è arrivato. Alcuni temi sono molto documentati, altri hanno una valenza di poco superiore alla chiacchera da bar, ma tutti sono presentati con la stessa dignità.
Micheal Moore depreca l'uso di una certa retorica basata su facili spinte emotive, salvo naturalmente sfruttarla quando gli fa più comodo, mostrando, ad esempio, le lacrime di una donna che ha perso il figlio in Iraq e che maledice il governo davanti alla Casa Bianca.
Farenheit 9/11 mi lascia dentro opinioni contrastanti, è senza dubbio il tipo di film che mi aspettavo di vedere, conoscendo bene la produzione dell'autore. Moore è sostanzialmente uno scrittore e regista fazioso, che cerca di apparire obiettivo. Per questo motivo consiglio a chi vuole andare al cinema, di non dimenticare a casa il proprio senso critico, anche e soprattutto se la si pensa come lui. E magari di leggersi prima "Ma come hai ridotto questo paese?", il suo secondo libro, che tratta gli stessi argomenti in modo un po' meno frenetico e che quindi può aiutare molto alla comprensione del film.
Tenendo bene in mente ciò che ho appena scritto, devo anche aggiungere che, in generale, apprezzo l'opera di Micheal Moore, anche solo per il fatto che è l'unica voce critica che si sente arrivare dall'altra parte dell'Atlantico. Spero che i suoi argomenti possano far riflettere il pubblico americano e che la sua faziosità, scontrandosi con la vigorosa propaganda di regime, produca una nuova generazione di americani obiettivi. Probabilmente anche la giuria del festival di Cannes condivideva questo tipo di speranza quando gli attribuiva una Palma d'Oro che, obiettivamente, avrebbe potuto essere assegnata a un film migliore, e che ha assunto la valenza di 'statement' politico.
A noi europei smaliziati, questo film può risultare un po' arificioso, a tratti ingenuo, ma lo accogliamo, sapendo però di non essere i destinatari primi del messaggio.






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domenica, 29 agosto 2004 - 23:30

Sbirciando gli avvisi appesi al Cineplex sono stato colpito da questo: "E' proibito far entrare cani o altri animali, anche se minuscoli e provvisti di museruola". Belin, con tutti i soldi che ho speso per far confezionare le museruole su misura per la mia colonia di formiche, non posso neppure portarle al cinema?

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sabato, 28 agosto 2004 - 11:28

Il mio telefono si è emancipato. Stufo di essere un semplice mezzo di comunicazione, ha deciso di filtrarmi i messaggi. Credo che, dopo qualche anno di rispettoso utilizzo, alla fine si sia affezionato a me, quindi generalmente i miei sms arrivano a destinazione. Al contrario, diventa molto permaloso con i messaggi che ricevo dagli amici.
Non ho ancora capito quali siano i suoi criteri di scelta, so solo che alcuni messaggi mi arrivano dopo diverse ore, quando ormai non servono più a nulla. Di molti altri, invece, ho notizia solo quando le persone che me li hanno inviati si lamentano della mia mancata risposta.
Non ho paura di sembrare maleducato, ma pretendo che almeno la colpa sia tutta mia. E' patetico cercare di giustificarsi dando la colpa al telefono, è la scusa più banale, ormai nessuno ci crede più, neppure quando è vera.



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mercoledì, 25 agosto 2004 - 17:54

I pranzetti della nonna

Chi mi conosce sa che io e il cibo ci sfioriamo in maniera misteriosa, soprattutto d'estate. Raramente faccio un pasto completo, inteso come primo, secondo e frutta, spesso mi limito a una qualsiasi delle tre portate indicate.
Mia nonna mi conosce dalla nascita, ma finge di non capirlo. LEI mangia 50 grammi di pasta al pesto, IO devo mangiarne 100. LEI non mangia secondo, IO guardo con terrore un vassoio ricolmo di cotolette che si avvicina minaccioso. LEI mangia una pesca, IO prima devo subire l'immancabile frittatina di contorno. Mia nonna mi vuole morto. Oppure non si è ancora rassegnata ad avere un solo nipote.
Da qualche tempo ho deciso di affrontare il problema con educata decisione. Oggi, ad esempio, l'ho chiamata poco prima di uscire di casa, avvertendola che avrei preferito mangiare solo un piatto di pasta al pesto e che non era il caso che si mettesse a impanare le cotolette. Niente da fare, arrivo a casa sua e la sorprendo coi petti di pollo in mano, il piatto di uova sbattute, e il pane grattugiato già pronto. Attimo di gelo, la guardo, mi guarda. Dal palazzo di fronte qualcuno si mette a fischiettare un motivetto di Ennio Morricone. Una folata di vento, un cespuglio rotola fra noi.
Faccio un passo, lei immerge il pollo nell'uovo. Mi fermo. Mi rivolge un'occhiata di sfida. L'olio sfrigola sulla padella. Mi lancio urlante su di lei e le sferro una gomitata in bocca, lei si piega, facendo cadere il pane grattugiato. La lavoro al corpo con una serie di ginocchiate, ma da terra riesce a impanare la cotoletta. Mi tuffo a terra anch'io ma lei scalcia. Alla fine, aprendo di scatto lo sportello del forno, riesco a sopraffarla. Phew, c'è mancato poco, la mano destra, che brandiva un petto di pollo ormai impanato, stava per raggiungere la padella.




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martedì, 24 agosto 2004 - 19:56

E' che è una di quelle giornate sprecate a fare cose che sai che le devi fare ma che rimandi sempre e poi non si sa dove trovi il coraggio e così ti metti al computer a salvare tutti i dati importanti e ci metti due ore, perché già che ci sei cacci via tutta la rumenta che si è accumulata, poi formatti tutto per benino e fai pure lo scandisk approfondito, rimetti su il sistema, lentamente seguendo ogni passaggio perché lo sai che se ti distrai fai una cazzata che ti fa andare lento il computer e poi non sai più dove andare a toccare per correggere l'errore, ti cerchi tutti i driver giusti, gli aggiornamenti importanti, i firewall e gli antivirus più leggeri, poi riavvii e il computer ti si blocca. Ma porca zozza.....

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lunedì, 23 agosto 2004 - 09:05

"E' così che mi piacerebbe essere ricordato:
come il visionario che negli anni '40 propose
colori pastello per l'uomo"
Marzullo intervista Hitler - D.Luttazzi

Roberto Cavalli commenta il nazismo.
C'è qualcosa che ho sempre trovato affascinante nei regimi totalitari del ventesimo secolo: il loro senso estetico. Spesso dimentichiamo le atrocità commesse da questi governi ma raramente rimaniamo indefferenti a un abito ben confezionato. Se si parla di eleganza sartoriale, beh, nessuno più delle celebri SS ha incarnato nella prima metà del secolo scorso l'ideale dell'uomo moderno. Basandosi su una fantasiosa interpretazione del superuomo nietzchiano, gli stilisti nazisti hanno rielaborato gli antichi canoni formali dell'eleganza, adattandoli alle esigenze belliche.
L'uomo SS, o meglio il superuomo SS, si distingue dall'uomo comune per il suo coraggio: non ha paura di osare, di sfidare il pregiudizio comune, sperimentando nuove linee estetiche. E' al contempo virile ma elegante. Particolarmente efficace la scelta del nero per le divise: se da un lato è funzionale all'autorità che il ruolo ufficiale comporta, sposandosi appieno con la rigidezza delle linee adottate, d'altra parte l'eccessiva austerità è attenuata dalla fascia rossa al braccio che, portata con una certa nonchalànce, dona quel tocco di colore che rende bilanciata tutta la composizione. E non dimentichiamone la praticità: sfido chiunque a trovare una macchia di sangue sul vivido nero delle giacche SS.
Ammettiamolo, era un onore essere fucilati da un plotone così elegantemente assemblato. Volete mettere i partigiani, così naìf nelle loro camicie di flanella a scacchi? Non c'è confronto.







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domenica, 22 agosto 2004 - 22:48

Stasera, prendendo l'aperitivo a Nervi, m'è venuta fuori 'sta riflessione......

 

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sabato, 21 agosto 2004 - 06:12

E' così, punto e basta. Non ci posso fare nulla, i miei ritmi del sonno seguono delle logiche a me ignote. A volte mi addormento alle 3 di notte, oggi mi sono svegliato alle quattremmezza. Dopo un'ora di ameno cazzeggio televisivo ho deciso di fare colazione e iniziare la giornata. Il mattino avrà pure l'oro in bocca, ma così mi pare un po' esagerato. In compenso ho un grande futuro come spazzino, pardòn, operatore ecologico. Chissà se esiste un termine politically correct per descrivere la mia disfunzione del sonno? Diversamente dormiente? Inversamente narcolettico? Boh, buona giornata...

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Tirar su col Naso
La Vecchia Pizzica
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Il Gran Premio Cotonata D'Oro, per aggiudicare la palma di canzone più truzza degli anni '80, è finito. Ha vinto The Wild Boys, dei Duran Duran. Se volevate far vincere qualcun altro, peggio per voi. Ormai è finita.

I risultati completi li potete trovare in questa pagina.

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