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3 parole che ho imparato all'universitàmercoledì, 30 marzo 2005 - 21:27BIUNIVOCO, grande parola, una delle mie preferite. Una relazione tra due termini si dice biunivoca quando è valida in entrambe le direzioni. Per dire, quando due persone si amano a vicenda, allora il sentimento è biunivoco. Quando invece sbavi per una che non ti caga allora si dice UNIVOCO. E si dice anche sfiga, ma questa è un'altra storia, che non voglio star qui a raccontare, non ora, comunque. Oh, fatevi un po' i cazzi vostri. RICORSIVO, ecco, definire questa parola è piuttosto complicato, meglio se lo spiego con un esempio. Mettiamo che io scriva un post così... "La lista dei 10 post più belli di Hardla.
ok, si, è una cazzata, ma RICORSIVA. TESISTA. Si definisce tesista uno che sta lavorando alla tesi. Nella gerarchia universitaria si colloca tra "studente" e "laureato". Ma anche "tesista" ha le sue distinzioni. Il "tesista che scrive", ad esempio occupa un gradino più alto del "tesista e basta", per due motivi: 1) perché ha già imparato a scrivere, 2) perché ha qualcosa da scrivere. Il "tesista e basta" invece sta ancora cercando qualcosa da scrivere, o meglio sta spulciando internet per trovare fonti non facilmente riconoscibili, in modo da reinterpretarne liberamente il contenuto (gergo universitario, copiare).
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Montaggio analogicovenerdì, 25 marzo 2005 - 11:47Ok, certi cinema sembrano concepiti per metterti alla prova, sarà per questo motivo che tutte le rassegne interessanti le fanno sempre in sale che definire scomode è come dire che bere il muriatico provoca un pizzicorino. E' il concetto fantozziano del cineforum, le rassegne sono roba seria, non sono fatte per i fighetti che vogliono poltrone comode con schienale alto e vellutato e vano poggiabibita. Al cineclub la scomodità è un ingrediente fondamentale della proiezione, perché gli organizzatori vogliono un pubblico a loro immagine e somiglianza, morale e fisica. Un pubblico motivato e non occasionale. Il duro e puro del cineforum è il quattrocchi con la barba, e purtroppo non parlo solo di maschi. Hardla - "Natale in India o Ecce Bombo?" Che poi quando stai in una sala con persone che ridono tutte al momento giusto, che guardano tutte uno dei tuoi 5 film comici preferiti, ti dimentichi d'averlo visto almeno quindici volte. Anche se conosci tutte le battute, tutte le gag, e le sottili espressioni facciali di uno straordinario Peter Sellers. Giovedì prossimo danno "Hollywood Party", io ci vado. Voi fate come volete, state pure a casa a fare i girotondi, ma poi non dite che non v'avevo avvertito.
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Storie dalla strada a sei corsiegiovedì, 24 marzo 2005 - 10:12Sai, quando si vive in una strada a sei corsie anche le cose normali sembrano strane. Perché quando uno passa veloce con la macchina, sempre che il traffico non lo costringa a fissare per ore l'adesivo "champoluc è monterosa ski", appiccicato sul bagagliaio della Clio davanti, a perenne celebrazione di un capodanno sicuramente memorabile, ma dicevo, quando uno passa di lì pensa che chi vive nella strada a sei corsie si teletrasporti direttamente dal portone alla macchina. Nessuno cammina in una strada così, a meno che non sia proprio necessario. L'unico negozio interessante è "Il Paradiso dello sport", un posto che
non si visita proprio tutti i giorni, anche perché c'è un limite fisiologico alle paia di scarponi e attacchi che si possono comprare in una stagione. A meno che tu non sia un azzurro di sci, ma allora gli scarponi te li danno gratis, non li vai a comprare, tanto meno al "Paradiso dello sport". Si, ci sono dei bar, ma non di quelli che ci passi la giornata, un caffé e via. Io neppure quello, il caffé non mi piace. E poi alle otto sono già chiusi.Quindi sembra strano che alle novemmezza di una sera qualunque ritorni a casa, con l'ego viziato oltre i suoi meriti, e incontri una, due, dieci persone che passeggiano sotto le atroci luci gialle che illuminano i portici. C'era pure un tizio che faceva acrobazie con la bici, come in una Venice Beach a sei corsie. Son piccolezze, lo so, ma notevoli. Non ci siamo abituati, noi che viviamo in una strada di passaggio, una di quelle linee rette e lunghe che solo la toponomastica riesce a collocare in un quartiere. Perciò non ti stupire se, passeggiando di sera in una strada a sei corsie, un estraneo ti saluta, come si vede ormai solo sui sentieri di montagna. Probabilmente vive lì, ed è sorpreso più di te.
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31 improbabili battute per approcciare una ragazzamartedì, 22 marzo 2005 - 13:29
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Il post perfetto!lunedì, 21 marzo 2005 - 12:17"De um modo geral, o homem
"some might say the sunshine follows thunder: go and tell it to the man who cannot shine" - Oasis Sole grigio, invisibile. Sole, comunque. Luce e forza riscaldano la strada e i gatti, perdìo riscaldano perfino i biscotti al cioccolato, ovunque siano arrivati, ormai. Luce fioca, uggia, ma luce. Luce e sole e speranza, fioca. Oasi d'asfalto. Formo un esercito, da solo, di ben straordinario calibro. Formo un esercito, esercito, solo, calibro, straordinario. Mantra, mantra, esercito, calibro. Don't mean a thing if you ain't got that swing. Doo uap, doo uap... Il cielo è blu [NOTA: Post composto seguendo le regole teorizzate nel post precedente. Non cercateci significati che non esistono, è un ameno cazzeggio stilistico e basta. Tanto per essere chiaro, NON VUOL DIRE NULLA. E non mi rappresenta, a parte la cosa dell'esercito di ben straordinario calibro, quella si, la gatta della foto è mia, ah anche la citazione degli Oasis, e anche i biscotti al cioccolato. No, Goethe in portoghese no e neppure gli stati d'animo descritti, qualunque cosa ci abbiate letto.]
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Blogstar a tavolinogiovedì, 17 marzo 2005 - 11:38DISCLAIMER: Poiché ho ricevuto alcune richieste di chiarimento da blogger che stimo, mi è sorto il sospetto di essere stato poco chiaro. Quindi lo dico pubblicamente: questo post non è un'invettiva, è solo umorismo. Scritto male, evidentemente. Non voglio riferirmi a nessuno in particolare, tanto meno ad amici che ho linkato sulla colonna di sinistra. Quando parlo di blogstar, alludo a generiche celebrità virtuali, che anche quando scrivono "il cielo è blu" ricevono 89 commenti deliranti del tipo "ma che lucida e chiara visione della vita, ti ammiro". Tutto qui. Questa è la mia ricetta per diventare una blogstar in poche semplici mosse. Seguendo le istruzioni per la creazione di post stilisticamente perfetti, in breve tempo diventerete delle vere e proprie celebrità telematiche, avrete onori, soldi, donne e sacrifici umani in vostro onore. Non l'ho mai provato personalmente, ma guardando molti blog di successo, sono convinto che funzioni alla grande. Non è l'unico modo per farsi strada nel duro mondo dei bloggers, naturalmente, esistono altri stili e tecniche che possono funzionare ugualmente bene, ma non è che posso svelarvi tutti i segreti ora, no? Allora, per un post perfetto bisogna iniziare con una citazione, meglio se in una lingua straniera, ancora meglio se la lingua non è l'inglese, che altrimenti la capiscono in troppi. E, per questo motivo, potrete scegliere brani a casaccio, tanto chi se ne accorge? Usare colori, adeguati all'argomento. Iniziare a parlare di cose di tutti i giorni tipo oggi mentre stavo imburrando il pane mi si è spezzata la fetta biscottata, e gradualmente introdurre grandi temi esistenziali, abbastanza inusuali da suscitare l'interesse altrui ma altresì riconducibili a esperienze dell'immaginario comune, in modo che molti possano rispecchiarvisi. Che poi non è che ce ne siano molti di questi temi, l'amore, il dolore, il rapporto con gli altri, le solite balle, insomma. L'importante è far capire l'argomento generale e il forte travaglio che si sta attraversando, poi il resto non conta, quindi meglio essere criptici, più che allusivi, usare frasi senza senso, difficili, con immagini forti e simboliche. Che cosa simboleggino poi quelle immagini nessuno lo capisce, ma sono così intense. Un po' come le canzoni dei Doors, belle perdìo, ma chiunque può sentirci quel che cazzo vuole. Mai parlare chiaro, MAI, altrimenti si sgonfia tutto e la gente si accorge che ti stai lamentando di un'unghia incarnita. Perché un conto è dire che il piede ti faceva un male della madonna e che non riuscivi a muoverti, altra cosa è lasciar intendere un dolore interno che ti impediva di avvicinarti alla gente senza essere spaventato dalla sofferenza che questo gesto irrimediabilmente ti avrebbe arrecato. E qui ci sbatti un'altra citazione, magari il verso di una canzone abbastanza nota, ma non troppo, tanto i lettori li hai già impressionati con la frase in ungherese arcaico che hai scritto all'inizio, ora devi mostrarti più accondiscendente nei confronti del volgo. Quando ho scritto queste righe, non immaginavo che l'espediente avrebbe riscosso un discreto successo. Altri bloggers, me compreso, hanno provato a realizzare un Post Perfetto a tavolino. Il resoconto di questi tentativi si può trovare in QUESTO POST.
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Mi sono rottomercoledì, 16 marzo 2005 - 21:23Ehi, mi rendo conto che è quasi una settimana che non scrivo nulla. Non una grande perdita, lo ammetto, prendetela come un dato statistico. Il fatto è che il mio cervello ha smesso di funzionare, come tutto ciò che ho in casa. Devo averlo preso da Media World, come il resto. Meno male che l'ho usato poco finora, è ancora in garanzia. Altrimenti non avrei avuto i soldi per farlo riparare. In mancanza del cervello, sarebbe bello passare le serate a guardarmi i DVD col mio impianto surround, ma è rotto pure lui. Comprato da Media World, naturalmente. Che poi non so mica se sono io sfigato o a tutti capita lo stesso. Tutto ciò che compro in quel negozio si rompe. - E come mai continui a prenderci roba?- Beh, ogni volta che si rompe qualcosa me la sostituiscono con qualcos'altro che, dopo un pò si rompe a sua volta. In realtà ci ho comprato solo un paio di cose. Solo di impianti surround ho fatto andata/ritorno 4 volte, e non è che puoi portare solo il pezzo che non funziona, no. Loro vogliono tutto l'impianto, le 5 casse e quel cazzo di subwoofer che da solo pesa dieci dei 17 chili dello scatolone completo. Il visto papale hanno smesso di chiedermelo dopo la terza volta, ormai si fidano. E ci credo. E' difficile immaginare che abbia inventato un nuovo sport metropolitano.
Colazione da Tiffany...giovedì, 10 marzo 2005 - 17:38... è una stronzata. No, non dal punto di vista cinematografico. Sia chiaro, è un film grandioso e non finirò mai di fare ammenda per averlo visto solo ieri per la prima volta. L'avessi visto prima avrei evitato tanti problemi. Colazione da Tiffany è una stronzata per come finisce. Nella vita reale Holly Golightly sarebbe andata in Brasile. Oppure no, ancora meglio, sarebbe rimasta con il capo dell'A-Team, per poi fuggire dopo qualche tempo, come al solito. Ma tutto questo non ce lo fanno vedere, la pioggia cade, i due si baciano, il gatto non muore soffocato, the end, titoli di coda. E dopo? Non vorrete mica farmi credere che lei cambi così, di colpo, per sempre? Per un pò, forse. Poi sarebbe scappata, di nuovo, ancora.
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