Il Resuscita-Post

Diamo una seconda chance a post vecchi e ormai dimenticati, ripescati a caso dall'archivio del blog.

Facciamoli rivivere!



Gli Orribili Terroristi Alieni Venuti dall'Etere Assurdo

Like it were Antani

Dizionario minimo Hardla-Italiano, parte 1

Alle Cappe

STIAMO LAVORANDO PER VOI, e per noi naturalmente. Le nuove Cappe riapriranno il prima possibile in una nuova sede, in Vico del Dragone, a due passi da Porta Soprana. Sempre che si finiscano i lavori.

LeAntiche Cappe Rosse sono il circolo ARCI più bello del mondo, o almeno di Genova, vabbé sicuramente di Vico del Dragone. Ma anche lì non ci metto la mano sul fuoco.

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nube che corre - un blog genoano

blog di merda


Tanti Auguri al Dottore

giovedì, 29 marzo 2007 - 19:44
Il Dott. Hardla festeggia alla sua solita maniera
Il Dott. Hardla, nonostante la sua prolungata assenza dai blog, ci tiene a celebrare una ricorrenza inutile come tante altre. Il terzo compleanno di questo prestigioso blog. Il compleanno vero, s'intende. Si perché se andate a controllare, prima del Primo Post in effetti ce ne sono stati altri, ma erano normali prove tecniche di trasmissione (e non del pensiero). Quel 29 Marzo invece Hardla s'è lanciato a scrivere nientepopòdimeno che una dichiarazione d'intenti. Ma vi rendete conto? Roba da matti.

Ne è successa di roba in tre anni. Innanzi tutto il Dott. Hardla, tre anni fa, era solo Hardla. Tre anni fa Hardla era molto più serio d'adesso, faceva il tormentato, forse perché dava troppa importanza a persone-barra-cose che magari non meritavano più di un semplice "ah, si, quella roba lì, è vero!". E fumava, e pure parecchio, ma ora non più. Bella mossa, Dott.!

Tre anni fa, il futuro Dott. Hardla passava le giornate a casa, tutto il giorno, tutti i giorni. Andava a dormire tardi, e per tardi dico duemmezza-tre del mattino, tutti i giorni. Che non è cosa da poco visto che poi si svegliava al massimo alle 9, il che lo rendeva un insonne rincoglionito a tutti gli effetti.

Tre anni fa il Dottore in fieri non aveva lettori, né immaginava di poterne avere. L'account di Splinder, aperto poco tempo prima, gli serviva per scrivere cazzate sui blog degli amici, e il template era un utile esercizio di HTML. Ma mai si sarebbe sognato di diventare blogger. Perché Hardla non ha mai saputo scrivere, e le poesiole tardo-adoloescenziali che pubblicava senza ritegno sul suo vecchio sito, erano lì a testimoniarlo piuttosto chiaramente.

Hardla tre anni fa era un'anima in pena, come ora del resto, solo che il Dott. Hardla d'adesso pena molto meno della sua controparte passata. Hardla si faceva un vanto del proprio leggendario cinismo, salvo poi cadere in contraddizione alla prima difficoltà. Il Dott. Hardla sta invece cercando d'imparare la sensibilità verso gli altri, che poi è quella difficile, verso noi stessi non ci vuole mica tanto. Nel frattempo prova pure a scrollarsi di dosso un po' d'apatia rugginosa, ma questo è un altro discorso.

Il Dott. Hardla ha conosciuto molte persone, in questi tre anni. Più o meno virtualmente. Ha trovato amici blogger, che ora blogger non lo sono più. Amici reali che ora sono pure blogger. E altri amici che ancora non si sono rotti di scrivere su internient ogni santo giorno. Parecchia gente, davvero. Gente che non mi sarei mai sognato d'incontrare di persona, tre anni fa. Mai nella vita, che siamo matti? E invece, riunioni, aperitivi, fiere, cene. Bei momenti, che il vecchio Hardla non avrebbe mai vissuto, avesse tenuto il computer spento, quel giorno del 2004.

Perciò Buon Compleanno HardlaTV. Altri tre di questi giorni, poi magari ci riaggiorniamo e decidiamo sul da farsi.
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I cazzi degli altri

lunedì, 19 marzo 2007 - 00:16
Non so se l'ho già detto prima, ma amo ascoltare le conversazioni altrui. Non a livelli patologici, sia chiaro: ad esempio alle superiori andavo spesso al mare con un'amica concupibile, cioé del tipo che io me la sarei concupita volentieri ma lei preferiva non rovinare quella meravigliosa amicizia che s'era creata tra noi, e cazzi vari (vari nel senso di qualsiasi altro tranne che il mio). E comunque non la vedo da migliaia d'anni, quindi anche della meravigliosa amicizia forse non gliene fregava granché, e figurarsi a me. Comunque, dicevo, questa ragazza concupibile, che per comodità chiamerò Stronzahosoffertouncasino, andava in fissa per le conversazioni altrui, al mare le parlavo e solo dopo mezz'ora scoprivo che non aveva sentito neppure una mia parola, ma che in compenso ormai sapeva tutti i cazzi della cognata dei vicini d'asciugamano. Ok, forse non era fissata, magari era il suo modo di farmi capire che di quello che dicevo non gliene fotteva niente, ma che la nostra meravigliosa amicizia era importantissima per lei.

Comunque, da quel momento ho iniziato pure io a fare caso alle conversazioni degli altri, visto che Stronzahosoffertouncasino non sembrava voler conversare con me. E questa è la premessa. Ora passiamo al nocciolo del discorso, che stasera al biliardo ho ascoltato una conversazione surreale. Protagonisti, al tavolo di fianco al mio, tre ragazzi stranieri, appena oltre due ragazze, da sole.

I ragazzi provano a ciarlare con le ragazze.

RAGAZZO: Ma allora dov'è che andate a ballare?
RAGAZZA: Al XYZ, a Sampierdarena, è un locale gay. [Come dire non c'è trippa per pesci]
RAGAZZO: Ah, ma all'inizio o alla fine di Sampierdarena? [Ottima osservazione, buttarla in toponomastica è sempre un modo elegante per sembrare idioti, hai perso il punto focale della frase precedente, forse l'accenno era troppo sottile]
RAGAZZA: Una traversa di via Cantore. [A domanda cretina, risposta facile]
BARISTA (passando lì davanti): Non date fastidio alle ragazze, intesi? Che ormai hanno  raggiunto la pace dei sensi. [Come sarebbe la pace dei sensi? Se due sono lesbiche per te devono aver per forza maturato un calo irreversibile del desiderio? No nerchia, no party?]
RAGAZZO: Ce l'hai con noi perché siamo rumeni e perché siamo entrati nell'unione europea. [Probabilmente, visto il tipo. Ma amo pensare che forse ce l'abbia con voi tre perché siete solo dei cagacazzi fastidiosissimi, senza scomodare dei deprecabili pregiudizi etnici]

E questo è quanto sono riuscito a sentire, prima d'essere richiamato al tavolo per l'ultima partita della serata. Che poi non ricordo neppure com'è finita, quella partita. Tanto per dire che ormai la mia attenzione era focalizzata su ben altro.
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Che figlio di...

lunedì, 12 marzo 2007 - 22:01
E' che a volte stai andando a scroccare una pasta al pesto, arrivi al portone, suoni il citofono e vedi un nome che non t'aspetti, qualche riga più in là.

E non puoi non interrogarti sulla vita di Buonadonna, sulla sua famiglia, chissà se ha figli? E chissà come sono, questi figli di Buonadonna?  Sarà meglio diffidarne?

Che poi mica è sempre così semplice. In giro ce ne sono parecchi e quasi mai li riconosci dal cognome. Neppure Buonadonna sa per certo quanti figli ha seminato in giro. Buonadonna, un consiglio: la prosima volta, i preservativi, tanti.
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Quelle belle figurine d'una volta

sabato, 10 marzo 2007 - 12:34
Oggi stavo per scrivere un meraviglioso post: colto, pieno di sentimenti e poesia, zeppo di ciatazioni struggenti, in cui rivedevo con occhio critico, ma benevolo, tutta la letteratura norvegese del decimo secolo. Ah, quelle meravigliose atmosfere della penombra artica, quelle tormentate storie d'amore tra i fiordi nascosti, il mito di Tülla e Lørgund, le struggenti litanie di un popolo che mai perse lo spirito vichingo, almeno fino alla scoperta della tv via satellite. Poi però ho deciso di pubblicare una delle mie solite minchiate.

Nella Foto - Vecchie e nuove figurine a confronto
E' che nelle mie merendine oggi ho trovato un pacchetto di figurine Panini. Erano anni che non ne vedevo uno. Appena l'ho aperto sono stato travolto da un rigurgito di pena e indignazione. No, dico, ma quanto sono brutte le figurine moderne? Non è la solita balla nostalgica tipo "ah, ai miei tempi in tv c'erano bei programmi di qualità e ora invece è tutta merda". No, stavolta ho dei motivi seri, non mi sto inventando tutto come al solito. Io lo vorrei conoscere il genio creativo che ha deciso di mettere come sfondo dietro ai giocatori un bel blocco in tinta unita, e per giunta con colori pastello. 

Ai miei tempi c'erano stadi, campetti d'allenamento, alberi. Certo, i giocatori avevano le basette lunghe e i baffi, in fondo erano gli anni 70-80 e in quel periodo c'erano stravaganze ben peggiori. Ma perdìo, almeno non erano sospesi in un metafisico limbo color pastello acido.

Mi immagino il brainstorming, nel quartier generale della Panini:
- "Signori, la situazione è grave: dobbiamo inventarci qualcosa di nuovo"
- "Potremmo far vestire i giocatori come i personaggi dei film espressionisti tedeschi degli anni '10"
- "Idea radicale, GianFrancesco
(io i creativi me li immagino con nomi così), ma il mondo non è ancora pronto per un passo del genere"
- "Allora potremmo fare delle figurine con schermo LCD in cui gira un video con i giocatori che raccontano la loro carriera, mentre palleggiano"
- "Grande pensata, ma un album completo verrebbe a costare dai 35000 ai 47000 euro. Senza contare le spese degli insegnanti di dizione per i calciatori. No, non ci siamo, GianGianni."
- "Fermi tutti, ce l'ho io l'idea giusta: sfondi, tinta unita, color pastello"
- "Meraviglioso"
- "Visionario"
- "Sei un genio! Scopami qui, subito, sulla fotocopiatrice!"


Ecco, è proprio così che penso siano andate le cose. E nessuno me lo leverà dalla testa, nossignore.
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Minchionando con Superman

lunedì, 05 marzo 2007 - 08:32
Una cosa che rimprovero spesso al cinema europeo è quello di produrre quasi sempre quei drammoni esistenziali polpettosi in cui una coppia riflette sul loro amore tormentato, seduti sul divano del salotto, mentre sorbettano un gelato al limone per 1 ora e mezza. Oh, se è scritto bene può anche andare, sia chiaro. Ma non è che TUTTI i film devono essere così. Ok il cinema americano è quello che è, ma vuoi mettere la soddisfazione di vedere qualcuno che spara a degli alieni mentre si butta con la motocicletta da un aeroplano in fiamme sulle cascate del Niagara che stanno crollando per un terremoto che distruggerà il pianeta?

E' vero, per fare cose così ci vogliono i soldi per gli effetti speciali e robe simili. Ma anche senza soldi, si possono comunque produrre cose di una certa dignità, che non prevedano necessariamente un gelato e un divano e novanta minuti di conversazione sussurrata. Guardate ad esempio questo ottimo remake Turco di Superman. No, dico, a volte basterebbe soltanto un po' di coraggio e di buona volontà. Evviva i filmacci d'azione!
Buona settimana.

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Il Gran Premio Cotonata D'Oro, per aggiudicare la palma di canzone più truzza degli anni '80, è finito. Ha vinto The Wild Boys, dei Duran Duran. Se volevate far vincere qualcun altro, peggio per voi. Ormai è finita.

I risultati completi li potete trovare in questa pagina.

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