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La Morte al telefonogiovedì, 05 luglio 2007 - 10:35
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Storie dalla strada a sei corsiegiovedì, 24 marzo 2005 - 10:12Sai, quando si vive in una strada a sei corsie anche le cose normali sembrano strane. Perché quando uno passa veloce con la macchina, sempre che il traffico non lo costringa a fissare per ore l'adesivo "champoluc è monterosa ski", appiccicato sul bagagliaio della Clio davanti, a perenne celebrazione di un capodanno sicuramente memorabile, ma dicevo, quando uno passa di lì pensa che chi vive nella strada a sei corsie si teletrasporti direttamente dal portone alla macchina. Nessuno cammina in una strada così, a meno che non sia proprio necessario. L'unico negozio interessante è "Il Paradiso dello sport", un posto che
non si visita proprio tutti i giorni, anche perché c'è un limite fisiologico alle paia di scarponi e attacchi che si possono comprare in una stagione. A meno che tu non sia un azzurro di sci, ma allora gli scarponi te li danno gratis, non li vai a comprare, tanto meno al "Paradiso dello sport". Si, ci sono dei bar, ma non di quelli che ci passi la giornata, un caffé e via. Io neppure quello, il caffé non mi piace. E poi alle otto sono già chiusi.Quindi sembra strano che alle novemmezza di una sera qualunque ritorni a casa, con l'ego viziato oltre i suoi meriti, e incontri una, due, dieci persone che passeggiano sotto le atroci luci gialle che illuminano i portici. C'era pure un tizio che faceva acrobazie con la bici, come in una Venice Beach a sei corsie. Son piccolezze, lo so, ma notevoli. Non ci siamo abituati, noi che viviamo in una strada di passaggio, una di quelle linee rette e lunghe che solo la toponomastica riesce a collocare in un quartiere. Perciò non ti stupire se, passeggiando di sera in una strada a sei corsie, un estraneo ti saluta, come si vede ormai solo sui sentieri di montagna. Probabilmente vive lì, ed è sorpreso più di te.
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martedì, 10 agosto 2004 - 12:18Storie dalla strada a sei corsie La parola, nel mio condominio, non gode di grande popolarità. Non quella parlata, comunque. Qui si ama la scrittura, non troppo elaborata, uno stile diretto alla Nick Hornby, ma più pratico. Ovvero si comunica per biglietti, cartelli, lettere minatorie.
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Storie dalla strada a sei corsiegiovedì, 29 luglio 2004 - 00:23La strada a sei corsie ha un ponte sulla ferrovia. Si vede Brignole, coi suoi snodi, le rimesse e lo scalo merci. Di tutto quell'intrico di rotaie, alla fine sopravvivono solo due binari che si infilano in galleria per proseguire verso Nervi, Roma, Reggio Calabria. E' un bel posto, mi piace andarci in sere come questa. Di solito mi fermo presso quell'unico buco nella grata di protezione, sotto la targa di qualche povero cristo, morto in non so quale guerra. Mi fermo lì e ci sto 2, 3, 10 minuti, magari mi fumo una sigaretta e guardo i treni notturni. A volte scatto delle fotografie, ma mi vengono sempre male. I treni mi passano sotto, lenti, e io guardo le facce che spuntano dai finestrini. Ci sono quelli che fissano le luci dei palazzi, altri fumano, qualcuno si accorge di me, e mi sorride. La faccia sorride, giusto un abbozzo, tanto per dirmi "Guarda che lo so chi sei. Anche se io mi muovo e tu te ne stai fermo lassù, non siamo poi così diversi, anche tu sei un poveraccio come tanti, con le tue gioie e i tuoi problemi, come li hanno tutti". Sorrido anch'io, uno di quei sorrisi che significa "Hai ragione. Buona fortuna". Sono sempre benevolo con le facce della notte. Il loro è un viaggio lungo, mica si fermano a Nervi, forse vanno a Roma, forse a Reggio Calabria. ![]()
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mercoledì, 09 giugno 2004 - 18:55Storie dalla strada a sei corsie E' arrivata l'estate. E' arrivata da qualche giorno ormai. Il caldo, voi direte. No, il caldo non c'entra. L'ha deciso il Gran Maestro del Bongo. Il GMdB (d'ora in poi lo chiamerò così per vezzo stilistico) è una figura molto conosciuta da queste parti, spesso odiata, sempre temuta. Nessuno conosce il suo aspetto, tutti però sanno che, quando inizia a suonare,vuol dire che l'estate è finalmente arrivata. Quando smette è il caso di recuperare i vestiti pesanti. Il suo bum-bum-bum, suonato a qualsiasi ora del giorno e della notte, per quanto possa risultare snervante, ci rassicura. Perché se una rondine non fa primavera, il suo Bongo fa sicuramente l'estate.
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martedì, 25 maggio 2004 - 14:16Sabrina Sabrina era la ragazza più bella della classe. Non faceva nulla di particolare per esserlo, era così di natura. Gli ammiccamenti, le espressioni, il tono della voce, nulla di costruito. Nel limitato microcosmo di una scuola, era il nostro ideale di bellezza e femminilità. Sabrina era ricca, abituata all'alta società. Conosceva la Genova bene e la Genova bene conosceva lei. Era intelligente e viziata. Sabrina aveva tanti amici. Al suo matrimonio siamo andati quasi per caso, volevamo approfittare dell'occasione per fare un giro in campagna. Al suo matrimonio c'era poca gente, tutti vecchi parrucconi. Ci hanno chiesto di fermarci anche per il pranzo, non c'erano ragazzi, volevano un po' d'allegria. Erano almeno due anni che non la vedevamo, dopo la fine della scuola ci siamo persi di vista. Ci siamo fermati, abbiamo mangiato e abbiamo brindato alla felicità di Sabrina, la ragazza che tutti noi abbiamo desiderato, e del suo sposo, che vedevamo per la prima volta. Dov'erano finiti tutti gli amici che avevi, Sabrina? Me lo sono chiesto subito, ma non ho potuto comunque evitare di fare un sorriso quando li ho visti, lo sposo e la sposa, baciarsi solitari in un lungo viale alberato, mentre salivamo in auto per tornarcene a casa. Dopo quel giorno abbiamo avuto solo qualche notizia da parte sua. Sabrina sta facendo i lavori in casa. Le cose vanno bene. Sabrina vi saluta. Sabrina è stata male. Sabrina ha avuto un brutto problema medico, è stata operata al cervello. Ha mezzo volto paralizzato. Avrei voluto piangere, faccio finta d'averlo fatto. Certo, mi dispiaceva per lei, ma sai, erano tanti anni che non la vedevo. Eravamo degli estranei, in fondo. Ho tanta voglia di rivedere Sabrina, non l'ideale, ma la persona. Di sapere come sta e che cosa ha fatto in questi ultimi 10 anni. Ogni tanto ci manda i suoi saluti. Qualche volta la invitiamo alle nostre serate insieme. Ma lei ringrazia e rifuita, si vergogna di mostrarsi per come è adesso. Forse preferisce che la si ricordi com'era a 18 anni. Quando sapeva di essere il nostro ideale.
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FastRewindlunedì, 24 maggio 2004 - 11:15Hardla mette su una vecchia videocassetta ma, invece dei film, sullo schermo passano i suoi ricordi. E capisce che molte cose sono cambiate, ma certi giorni no. Oggi ho 17 anni. Sono solo e incazzato col mondo, perché il mondo mi spaventa. E’ più facile odiare, ti evita un sacco di domande. Non ti costringe a darti delle risposte. E’ una strada semplice e sufficientemente originale, qui nel liceo “G.D. Conformismo”. Niente atti estremi, niente ribellione sbandierata, mi basta saperlo, mi basta avere il conforto delle mie opinioni. Per qualche motivo non sono andato a scuola, devo avere la febbre o qualcosa di simile, perché a fare sega non sono capace.
Metto su la mia videocassetta preferita, lì c’è il mondo in cui potrei vivere. Non sono sicuro che siano film belli, non so niente di recitazione, regia e balle varie. Ma mi fanno sentire vivo e ancora più incazzato. Sono incazzato dunque sono. Come si dice incazzato in latino? No, non credo sia sul dizionario. Comunque i film si chiamano “Schegge di follia” e “Pump up the volume”. Christian Slater è il protagonista in entrambi, nel primo è pazzo e incazzato, nel secondo incazzato e depresso. In tutti e due è uno studente di un liceo che potrebbe assomigliare al mio, se non fosse in America. In tutti e due cerca un modo per evadere da quella merda.
I diciassette anni sono difficili, ma non più dei sedici o dei quindici. Qualcosa sta cambiando, ho sempre paura, ma un po’ meno. Ho scoperto le magliette nere, ho cambiato taglio di capelli, sto iniziando a intuire delle cose, ma ancora non sono sicuro di che cosa si tratta. Libri non ne leggo, il computer non lo accendo da qualche anno. Tv ne guardo poca, a parte i film su Telepiù 1. Faccio i compiti, tanti compiti. Devo studiare il triplo per ottenere gli stessi risultati di Marco, lui esce sempre, fa anche canottaggio tre volte alla settimana. Io studio soltanto. Non sono stupido, solo che quando vengo chiamato alla lavagna la mia mente si spegne, allora devo sapere le cose a memoria per poter andare in automatico, per poter affrontare gli inevitabili black-out mentali. Devo studiare a 100 per poter rendere a 70. Infatti la mia media è 7. L’inglese no, quello mi riesce semplice.
Mi piace Sabrina, ma Sabrina piace a tutti qui nel liceo “Conformismo”. Lo so che non ci uscirò mai, non le posso piacere. E comunque non avrei mai il coraggio di chiederglielo. Non è come nei film, che qualcuno intuisce quanto tu sia magnifico, per quanto tu sia nascosto da 10 chili di libri e da un paio di occhiali. L’anno scolastico è agli sgoccioli, quest’estate andrò in Inghilterra. Non vedo l’ora, ma ho un po’ di paura. Non conosco nessuno, a parte Ivan. Ivan è il mio miglior amico, ma non è che posso appiccicarmi a lui per tre settimane, dovrò inventarmi qualcosa. Magari è la volta buona che faccio qualcosa che sorprenda anche me. Speriamo.
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147lunedì, 03 maggio 2004 - 11:14Qualche anno fa, in un pub di Highgate, nella zona nord di Londra, ho conosciuto uno strano vecchietto. Si aggirava sempre intorno ai tavoli da snooker, aspettando qualcuno che giocasse con lui. A guardarlo in faccia sembrava che avesse almeno cent’anni, pareva messo lì da quelli che avevano costruito il locale, come la carta da parati a quadrettoni ormai sbiaditi o la lavagnetta segnapunti che nessuno usava più.
I principianti amavano giocare con Harry Potter perché, se c’era una cosa che sapeva fare davvero, era spiegare lo snooker alla gente. Aveva insegnato a tutti i ragazzi della zona, per tanti anni, e i ragazzi erano diventati uomini, alcuni avevano smesso di giocare, altri si facevano ancora qualche partita con Harry, quando lo vedevano seduto davanti al suo biliardo, con lo sguardo assente. Grazie alle sue lezioni, un ragazzo del quartiere era perfino passato professionista, negli anni ’70, ma al termine della sua prima stagione decise di smettere e finì a lavorare in un negozio di alimentari, almeno aveva uno stipendio fisso.
Harry non era un tifoso, guardava le partite per il gioco in sé, ma c’era un campione che proprio non sopportava. Successe nel 1997, il giovane Ronnie O’Sullivan, una faccia più adatta allo spaccio di droga in qualche sobborgo che non alle finali dei grandi tornei, fa una serie perfetta di 147 punti nei primi cinque minuti e venti secondi della prima partita del torneo mondiale. Non che sia una cosa strana per lui, ma quell’ostentazione di sicurezza e bravura a Harry proprio non andò giù. Lui, che ha giocato a snooker tutti i giorni della sua vita, non l’aveva mai fatto un 147. E quello ci riusciva in cinque minuti.
Un mago che non fa magie, che mago è? E’ una barzelletta o una macchietta da bar. Una sera di due settimane fa il pub era pieno di gente, la partita di calcio aveva attirato tutte le famiglie della zona, i tavoli erano colmi di pinte di birra e patatine, l’aria piena di fumo. La saletta dei biliardi era quasi vuota, Harry giocava con uno dei suoi vecchi allievi. Dopo qualche tiro interlocutorio, qualche goffo tentativo di difesa, Harry imbuca una palla rossa, il pallino rimane in posizione per piazzare anche la nera, che va dentro. Altra rossa, altra nera, 16 punti. Rossa, nera, rossa nera, rossa, nera, 40. L’Aston Villa sbaglia un rigore, la gente si passa parola: “Harry Potter sta facendo una partita perfetta”.
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